Le piccole cose

 

Rientra nella pratica quotidiana di Antonio Porchia ma anche nelle sue modalità di conoscenza l'attenzione per le piccole cose.

L'universo, Dio, le esistenze lontane possono essere cono­sciuti in rari momenti di comunicazione con il tutto, in circo­stanze straordinarie di percezione assoluta42. Le piccole cose, le vicinanze, si colgono con immediatezza, quindi risultano familiari essendo conoscibili. Dalla familiarità scaturisce l' importanza, la capacità di fare risalire dalla parte al tutto: "A volte ho bisogno della luce di un fiammifero per illuminare le stelle"; "Sopra un atomo del mondo, non sopra il mondo, gra­vita il mondo"; e ancora: "La montagna che ho elevato mi chiede un granello di sabbia per mantenersi in piedi". Quest'ultima voce, oltre a veicolare lo stesso concetto delle due precedenti, include nella formazione dell'universo la col­laborazione dell'uomo, di cui viene affermata la centralità nella definizione della conoscenza: "Tutto il creato, è soltan­to ciò che tu puoi creare con tutto il creato"43.

Alla valorizzazione delle piccole cose concorrono sia l'i­dea della completezza di ogni entità, che per affermare la pro­pria esistenza non può fare a meno di nessuna piccola parte di sé, sia la concezione che il tutto è formato dall'insieme di tante esistenze, comprese le più umili. Qualora all'universo venisse a mancare una minima parte degli elementi che lo costituiscono, come può essere la vita di un solo individuo,

frammento infinitesimale nella vita del tutto, subentrerebbe lo squilibrio: "Situato in una nebulosa lontana faccio quel che faccio, affinché l'universale equilibrio di cui son parte non perda l'equilibrio".

Se le piccole cose dell'universo non evidenziano la loro importanza è perché quelle grandi ne tentano l'oscuramento: "Il mare che metti in una goccia d'acqua vela una goccia d'acqua". Anche la solidarietà umana non richiede troppo, basta l'intensità di un semplice gesto a manifestare la propria partecipazione: "Hanno appena affogato il torrente di lacrime che stava per affogarti, due lacrime". Queste voci affermano la convenienza del contenimento in ogni gesto, misurabile con il criterio della modestia, della semplicità, non nella dismisura che svia dalla comprensione. Allo stesso concetto si conforma l'idea dell'uomo dotato esclusivamente di quanto è umano, al contrario degli eccessi dell' eroe e del santo, che fuoriescono dai confini naturali: "Quanto sei di più, come uomo, è da uomo?" è una domanda retorica che implica la risposta negativa44.

"Le piccole cose sono l'eternità, e il resto, tutto il resto, il breve, il brevissimo": sono le cose che entrano nel vissuto di ognuno con la loro ansia, con le loro speranze, e poi, con­fluendo nella memoria, trovano durata, mentre ciò che non diventa ricordo si dissolve45; sono le cose che nutrono l'ani­ma, quelle che, al momento del passaggio nell'aldilà, squar­ciate le quinte sul palcoscenico del tempo individuale, si pre­sentano in rassegna come sintesi dell' operato di ognuno46. …

 

42 Cfr., infm, "Oltre la ragione".

43 Ibidem

44 Cfr., infra, "La concezione dell'uomo". 45 Cfr., infra, "ll tempo".

46 Ibidem

 

 

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