Il paese d'origine

 

Conflenti, secondo l'opinione più diffusa, trae il nome dal termine latino confluentes, che denota il sito alla confluenza di due fiumi.

E' stato edificato a mezza costa lungo un costone del Reventino, nella propaggine sud-occidentale del versante tir­renico silano, un comprensorio territoriale di grande interesse naturalistico. La variegata macchia mediterranea di mirti, ginestre, rosmarino, corbezzolo, rovi, attorno ai 500 m. lascia il posto a sugheri, querce, elci, olivastri, a cui subentrano castagneti e, nella quota più alta, pinete e abetaie. Nelle varie stagioni si alternano colori e profumi, fitta vegetazione e tron­chi spogli, tappeti di foglie macerate dalle piogge e alberi innevati. La natura litica del Reventino produce la pietra verde, utilizzata per il suo pregio nell' architettura eminente della regione.

Nell' orizzonte ondulato tra le cime collinari, laddove la vegetazione non ostruisca gli sguardi, si aprono scorci che offrono la vista del mare: un bagno d'azzurro nell'immersio­ne cromatica della flora montana.

La posizione collinare ben esposta e la ricchezza di sorgen­ti hanno offerto le condizioni idonee all' agricoltura e in parti­colare alla produzione ortofrutticola. Numerosi resti di muli­ni d'età medievale sulle sponde del torrente Salso attestano lo sviluppo produttivo degli stanziamenti delle origini.

I primi insediamenti vengono correlati dagli storici all'e­voluzione economica e sociale dell' abbazia di Corazzo, attor­no alla quale gravitarono numerosi centri.

Il nome originario figura per la prima volta in un documento del 1446 in cui è definita la rendita della chiesa di san Nicola.

I due attuali nuclei di Conflenti Superiore (originariamen­te detto Soprani) e Conflenti Inferiore (Sottani), alle origini, ebbero un'amministrazione separata ma un'unica gestione giuridica nella persona di un Mastro Giurato, che, scelto tra le famiglie nobili, manteneva l'ordine pubblico avvalendosi di quattro giurati. Nel riordino territoriale durante l'occupazione francese del regno di Napoli, i due borghi furono dichiarati Comuni e annessi al Cantone di Nicastro, finché nel 1861 si realizzarono in Comune unitario.

Anche se il nerbo dell'economia conflentese è stata l'agri­coltura (particolarmente apprezzati l'olio e il vino), si sono sviluppate notevoli attività artigianali nella manifattura dei vimini e nell' arte dolci aria, che hanno lasciato una cospicua tradizione di cui oggi si avvalgono piccole aziende a condu­zione familiare.

Persa una parte della sua popolazione con i primi flussi migratori oltre oceano tra la fine dell' Ottocento e i primi del secolo successivo, il paese ha subito una fortissima flessione demografica con l'emigrazione interna ed europea nella seconda metà del Novecento.

Ridotto a meno di un migliaio di abitanti, il paese si ripo­pola nei mesi estivi quando i conflentesi ritornano da ogni parte d'Italia, d'Europa e d'oltre oceano, richiamati dalla nostalgia e specialmente dal sentimento religioso per la "loro" Madonna, la cui ricorrenza festiva si celebra l'ultima settima­na d'agosto con la fase culminante nella giornata della dome­nica. Detta Madonna di Visora o della Quercia, attira pellegri­ni desiderosi di visitare il luogo delle ripetute apparizioni, verificatesi dal 1578 al 1579 sull'annoso olmo antistante il santuario, che, per espressa volontà divina, è stato edificato in quel sito.

In estate si popolano anche i borghi (un tempo agresti), in particolare San Mazzeo, che si è dotato di strutture ricettive riuscendo a conciliare lo sviluppo economico con il rispetto dell' ambiente naturalistico.

 

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