L'infanzia

 

Parlare dell'infanzia nell'opera di Porchia vuol dire parla­re di qualcosa che non c'è. Pochissime le voci in cui compa­re il mondo dell'infanzia, e anche in tal caso il soggetto di riferimento è altro.

Questa assenza vistosa nell'opera di un uomo che ama i fiori e le piccole cose ha motivazioni biografiche. I tratti inde­lebili e più dolorosi della personalità di Antonio Porchia si sviluppano dalle vicende della fanciullezza: il "poco pane", il primo trasferimento della famiglia, la morte del padre, le insi­curezze sociali, l'emigrazione, lo sbarco in una terra straniera tra gente sconosciuta dove è difficile sollevare la fitta cortina che copre il futuro. Per Antonio Porchia il mondo dell'infan­zia è tutto questo.

Guardando i bambini, spontaneamente balza alla memoria quella nidiata di fratelli e sorelle, tutti d'età inferiore alla sua, sui cui volti la morte, la perdita della protezione paterna, la povertà hanno stroncato il sorriso; pensando ai bambini, non può che evocare la madre che aveva come unico sostegno lui, adolescente, con un carico di responsabilità troppo pesante per entrambi. Tutto questo fa parte di quella prima fase del vissuto, che Porchia, come si deduce da alcune voci, sembra voler rimuovere per rinascere a nuova vita eliminando gli antecedenti77 .

In questo deposito, rifiutato e comunque costantemente presente, sono rinchiuse le immagini dell'infanzia. Una loro probabile emersione non è favorita dalle frequentazioni del quartiere La Boca, dove artisti e poeti costituiscono un cena­colo creativo e scapigliato, proteso alla bellezza, alle temati­che esistenziali, caratterizzato dalla volontà di vivere giorno per giorno, liberi da vincoli familiari, da regole comuni, e socialmente impegnati.

Dietro la figura del bambino nell'opera di Porchia c'è l'uo­mo. Con le voci "Il bambino mostra il suo giocattolo, l'uomo lo nasconde", "Piccolo è colui che per mostrarsi si nascon­de ", l'autore sferza l'adulto che occulta le sue debolezze o che per esibirsi ricorre a comportamenti puerili; ancora più graffiante quando riduce l'essere uomo a un gioco infantile: "L'uomo è una cosa che imparano i bambini. Una cosa da bambini"78.

Il tono polemico scompare nel seguente parallelismo: "Tutto: la grandezza dei piccoli. Niente: la grandezza dei grandi", dove Porchia dimostra di conoscere la psicologia infantile, ma sorvola su tale aspetto per formulare il confron­to con gli adulti, che è il fine della riflessione.

Pur attingendo al mondo dell'infanzia, con la metafora "Tutti i giocattoli hanno diritto di rompersi", Porchia esprime la concezione della breve durata di tutte le cose, quelle che attengono alla normale quotidianità e quelle cognitive, per esempio le verità, i rapporti d'amore, la vita dei fiori, gli "accompagnamenti" .

Non conoscendo le circostanze in cui è stata prodotta, è difficile individuare il referente nella voce:"Ormai non sai cosa fare, neppure quando diventi un bambino. Ed è triste vedere un bambino che ormai non sa cosa fare". Anche da qui si deduce la conoscenza delle abitudini dei fanciulli? che Porchia ricorda o di cui ha esperienza recente osservando i figli di fratelli e sorelle. Tramite l'immagine di un bambino che produce tristezza interrompendo il suo affaccendarsi, forse vuole esprimere il dolore provato nel vedere una perso­na depressa, regredita nella fase infantile senza però recupe­rarne il dinamismo. Se questa interpretazione è valida, nella figura del bambino è contenuta quella della prima donna amata, che Porchia va a visitare quando ormai, gravemente ammalata, non comunica più; la voce che sappiamo dedicata a lei ha un profondo collegamento con questa79.

L'infanzia è utilizzata come polo di confronto positivo in tre voci in cui viene affermata la capacità di autonomia del­l'uomo, che alimenta la consapevolezza della sua natura indenne da alterazioni nel corso del tempo: "[ bambini che nessuno conduce per mano sono i bambini che sanno di esse­re bambini"; "Chi conserva la sua testa da bambino, conser­va la sua testa"; "L'enfant devient homme, porté par ses désirs puérils"80. Queste voci sono riferibili alle modalità conoscitive di chi, mantenendo quell' "ingenuità" dalla quale Porchia dice di non essersi mai separato, è favorito nella visione degli elementi naturalistici e del cosmo con cui i bam­bini hanno un legame diretto e profondo81. ….

 

 

77 Cfr., infm, "Radici".

78 Cfr., infra, "La concezione dell'uomo".

79 Cfr, infra, "L'amore".

80 Traduz. R. Caillois: "Il bambino diventando uomo porta con sé i suoi desideri infantili".

81 Per la conoscenza pascoliana cfr., infm, "La morte del padre".

 

  

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