Il tempo

 

L'idea del tempo gravita su tre concetti: l'eternità, l'istan­te, il ricordo. Le riflessioni dell' autore su questo tema, dila­zionate nel corso degli anni, sono ricche di suggestioni e col­legamenti.

Con gli usuali strumenti di conoscenza l'uomo coglie gli aspetti terreni della realtà, la cui esistenza è concentrata in esi­gui spazi temporali, non l'eterno: "Si può sentire sempre ciòche è qualche volta, non ciò che è sempre". L'eternità, al pari di tutte le cose extraumane, si percepisce con facoltà fuori dalla logica: "So che andai dall'innanzi breve al dopo eterno di tutte le cose, ma non so come".

Porchia capisce in che modo contattare l'eternità, quando, entrando in comunicazione con quanto appartiene al mondo sempiterno, sente di superare le angustie del tempo terreno e di spaziare nei territori senza confini di un' altra dimensione come negli spazi dilatati della fiaba; è questo il concetto con­tenuto in una delle voci in cui le parole diventano immagini: "Le mie particelle di tempo giocano con l'eternità".

Nella sua interminabile durata fuori dai flussi temporali dell'uomo, l'eternità ha bisogno di una piccola frazione di tempo, l'istante: "Adesso, l'istante; dopo, l'eternità. L'istante e l'eternità. Solamente l'istante è tempo, perché l'eternità non è tempo. L'eternità è ricordo dell'istante", L'eternità non è spazio vissuto, l'attimo sì; anzi, l'intensità di come si vive, indipendentemente dalla lunghezza temporale, ne opera l'e­temazione scavando nell' anima, cioè nell' area ultraterrena. Qui, dove il tempo non si sbriciola in fasi ma si snoda in un flusso ininterrotto, la piccola parte di tempo vissuto nella sua insoluta continuità s'unisce all'eternità e con essa si confon­de: "Un minuto e l'eternità, accompagnandosi, sono due minuti. O due eternità".

La percezione del tempo, che è soggettiva e correlata alle varie vicende della vita, dipende da fattori psicologici che impongono ritmi propri: dalla superficialità che non sa intui­re il carattere profondo dell'attimo ma solo l'inutile durata del tempo: "Ci sono cent' anni senza niente nella nostra vita breve. Come se dovesse essere più breve, cent'anni", o, al contrario, dall'interiorizzazione del vissuto, come le vicende di dolore che operano negli abissi dell'essere, e, superando gli usuali steccati temporali, possono far percorrere cent' anni in un solo drammatico momento34: "Muoiono cent'anni in un istante, così come un istante in un istante". L'intensità del tempo vissuto, lungi dal riguardare esclusivamente l'ambito psicologico, investe, tramite l'unità di tutte le esistenze35, le altre forme di vita: "Quei microscopici esseri che vivono un breve momento, sappiamo che vivono un breve momento, ma non sappiamo se vivono cento lunghi anni nel breve momen­to che vivono".

L'attimo vive in un eterno ripetersi. Nell'iterazione infini­ta di se stesso, entro il flusso senza sosta del tempo, partecipa dell'eternità: "E senza questo eternamente ripetersi di tutto, da se stesso a se stesso, in ogni istante, tutto durerebbe un istante. La stessa eternità durerebbe un istante". Lo scorrere inarrestabile, in questa voce, evoca il "panta rei" cioè il tutto che scorre senza ritorno, cosicché prendendo a paragone il fiume, come il filosofo greco Eraclito disse in una frase rima­sta celebre, "non è possibile bagnarsi due volte nella stessa acqua". I greci, al contrario delle antiche civiltà orientali che rifuggirono dal divenire delle cose passeggere aspirando all'eternità fuori dal tempo, vollero penetrare nel regno del visibile; colto il suo movimento continuo, lo razionalizzarono nella filosofia e lo resero nelle arti figurative, evolvendolo dai primi tentativi arcaici all'armonia e al ritmo dell'epoca classi­ca.

Esplorando nella parte profonda dell'essere, Porchia trova nell'unità del tutto la conciliazione tra il movimento incessan­te della realtà visibile rappresentata dall'istante e l'atempora­lità dell' eterno. Al contrario dell' antico filosofo greco, egli nel flusso insoluto inserisce l'iterazione dello stesso processo, che, per la sua celerità, non lascerebbe emergere il punto infi­nitesimale dell'attimo se non si ripetesse all'infinito.

Oltre che ad Eraclito, il fluire inarrestabile fa pensare al buddismo36, il cui stesso nome contiene il concetto di transi­torietà (in sanscrito, buddista è espresso con il vocabolo ono­matopeico samsara che vuol dire "scorrere"), come la parola istante trasmette l'idea della fugacità.

Secondo la concezione buddista, uno scorrere perenne investe tutti i fenomeni dalle cui trasformazioni si deduce il passaggio del tempo con la stratificazione in passato, presen­te, futuro. In realtà, è l'uomo a suddividere il tempo per organizzare le sue esperienze37, ma, se guarda nel profondo, si accorge dell'unitarietà di questo flusso, che è interamente contenuto nell'istante presente, perché in esso confluiscono sia il cumulo di quanto già accaduto tramite il ricordo, sia i progetti ancora da realizzare, cioè il futuro. Nella particella infinitesimale e fuggente del presente istantaneo si condensa l'unità temporale. L'inarrestabile transizione di attimi, che costituiscono il tempo umano, investe la vita cosmica, da cui le aspirazioni degli uomini, le loro speranze di futuro traggo­no la forza che, entrando nei momenti del presente, li rendo­no partecipi dell' eternità.

Il buddismo individua nella fede e nella vita attiva gli stru­menti idonei a trasferire nella momentaneità del presente l'in­finito, ossia l'esperienza universale nel suo flusso indissolubi­le alla fonte stessa dell' esistenza. E' qui, in questa fonte, che si coglie l'eternità nella successione dei momenti transitori; è qui, forse, che risiede il tutto con il quale Porchia identifica le esistenze38.

Porchia si rende conto che, per lasciarsi comprendere dal­l'io cogitante, l'eternità si configura in una catena di istanti organizzati nella memoria, ma, di per sé, non ha supporti nelle categorie mentali tanto che una piccolissima parte di tempo si sovrappone all'incorruttibile, all'interminabile, cosa inconce­pibile per la mente umana: "Nel sonno eterno, l'eternità èuguale ad un istante. Forse io ritornerò tra un istante". Questo concetto sfugge alla percezione fenomenica della conoscenza, perché pertiene all'area mistica; raggiunta quest'area, il conflitto tra visibile e invisibile, tra apparenza e essere, tra attimo fuggente ed eternità si placa nella contem­plazione fuori dal tempo.

"Exegi monumentum aere perennius"39: con questo verso Orazio si riferisce alla poesia che attraversa i secoli dotando si di eterno; Ugo Foscolo, nel carme "I Sepolcri", attribuisce alla memoria poetica la funzione di colmare il silenzio millenario per testimoniare le opere dell'uomo, inesorabilmente distrut­te dal susseguirsi dei secoli. Per Antonio Porchia è la memo­ria, non solo quella poetica, a rendere eterne le vicende terre­ne: "Il ricordo è un po' d'eternità", anzi, soltanto attraverso la memoria prende consistenza la vita degli esseri: "Ciò che non si conclude in ricordo non fu. E forse non è perché non fu"; questa l'esperienza terrena; forse, in altre eternità di mondi diversi le cose hanno avuto possibilità di esistere anche indi­pendenti dalla memoria: "Qualche volta, in qualche eternità, le cose saranno state le cose e non ricordo delle cose ?".

Porchia, che non lascia proseliti diretti né alleva discepoli perché non crede nell' insegnamento in arte e in poesia, vede recepire nella cerchia dei suoi amici artisti una voce in cui è contenuto lo scopo della creazione letteraria e artistica: "Si vive con la speranza di arrivare a essere un ricordo"; soltan­to chi entra nelle memorie collettive raggiunge un po' d'eternità. …

 

 

34 Cfr., infm, "La morte del padre".

 35 Cfr., infm, "L'unità del tutto".

36 Per altri aspetti del pensiero di Porchia analoghi al buddismo cfr., infra, "L'unità del tutto".

37 Nella Storia della filosofia questo concetto trova un' accurata analisi in Immanuel Kant.

38 Cfr., infra, "L'unità del tutto".

39 " Ho innalzato un monumento più duraturo del bronzo". Orazio, poeta latino, visse nell'età augustea.

 

 

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