Il bene

 

Nelle voci di Porchia, il bene entra nella dinamica delle antinomie, nella necessità del confronto continuo con l'altro da sé come metro di consapevolezza di un modo di essere.

La visione antinomica del bene e del male ha precedenti illustri nella storia della filosofia. San Tommaso, contestando chi dalla presenza del male trae argomenti per negare l'esi­stenza di Dio, afferma: "Se tutti i mali fossero repressi, molti beni verrebbero a mancare all'universo…Se anche nessun male vi fosse nelle cose, diminuirebbe molto del bene dell'uo­mo, per quanto attiene al pensiero, per quanto attiene al desi­derio del bene o all'amore; e infatti, il bene si conosce dal confronto con il male, e, quando è in corso un male, deside­riamo ancora più ardentemente il bene; proprio come quanto valga la salute lo sanno specialmente gli ammalati, che la desiderano ancora di più di chi è sano"65.

In questo filone del pensiero, ma lungi dalla finalità di san Tommaso che sviluppò la tematica del bene e del male per dimostrare la presenza divina, scorre la riflessione di Porchia, che, nella voce: "E se non può esserci un estremo senza l' al­tro estremo, come può esserci un inferno senza paradiso?", fa dell'inferno e del paradiso, simboli per eccellenza del male e del bene, i poli contrapposti di una realtà a cui necessita l'an­titesi.

Il bene diffuso come categoria universale non sarebbe rile­vabile nell'omologazione comune, perché si assimilerebbe con le modalità esistenziali. In un mondo tutto di bene verrebbero a mancare i parametri di discernimento, lo stesso libe­ro arbitrio non avrebbe ragione di esserci, e il bene sarebbe l'effetto spontaneo della natura, non una scelta individuale consapevole di eventuali sacrifici per la sua realizzazione: "E se l'uomo fosse buono, la sua bontà sarebbe lo stesso di nien­te. Perché non gli costerebbe niente la sua bontà", Esercitare il bene, dunque, comporta qualche rinuncia, un impegno, uno sforzo, delle difficoltà da superare. Da una natura identificata con la bontà derivano atti spontanei, che non coinvolgono la I volontà né la selezione della persona su cui riversare il bene:"La tua bontà non è tutta buona con me, perché è tutta bontà" ,

Non si rileva il bene quando un individuo ne fa dono a tutti, perché nessuno si sentirebbe trattato in modo speciale, e i tratti distintivi della bontà affogherebbero nell'uniformità dei comportamenti: "Se sei buono con questo, con quello, questo, quello, diranno che sei buono. Se sei buono con tutti, nessuno dirà che sei buono".

Nell'idea che Porchia ha del bene non c'è un guadagno, non ci sono finalità da conseguire; il valore è implicito nell'a­zione stessa, ed è importante farla indipendentemente dal destinatario. …

 

65 S. Tommaso, Summa, I, q. 22; III, c. 71.

 

 

 

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