Le condizioni dell' esistenza

 

L'uomo vive su un ponte immerso nel vuoto, sostenuto da due pilastri, la nascita e la morte, senza altra destinazione né obiettivi intermedi. Condizioni sconsolate sul pianeta desti­nato alla vita: dietro le apparenze si occulta il contrario di quanto si vede: "Il sole è l'esteriore di tutte le notti e di tutti i

freddi"; al pari del calore, anche la luce del giorno è svuotata dell' essenza che dovrebbe costituirla: "Tutto è un po' di oscu­rità, persino la stessa luce"; il sole, fonte della vita planetaria, nonostante la sua forza e la sua grandezza, non riesce a scon­figgere esseri microscopici che attaccano la specie umana: "Tutti i soli si sforzano di accendere la tua fiamma e un microbo la spegne". Una realtà illusoria quella terrena, tanto esile che per esistere deve assumere qualità inesistenti: "Le cose reali esistono mentre gli attribuiamo virtù e difetti di cose irreali".

Entrato nell' esperienza terrena, all'uomo non resta che attenderne la conclusione, cioè la morte: "La vita sembra essere due punti, senza punti intermedi". E' inutile affannarsi nella ricerca di qualche realizzazione perché ogni sforzo sarà vanificato con il ritorno all'inizio, come se da lì non ci si fosse mai spostati: "Si parta da qualsiasi punto. Tutti sono uguali. Tutti portano a un punto di partenza". Si ripete per ogni esse­re umano la sorte del mitico Sisifo, la cui continua fatica non sortiva alcun risultato; e ogni conquista è vana, inesistente: "Ci sarebbe questo cercare eterno, se quanto trovato esistes­se ?". Chi crede di avere perseguito un obiettivo viene ingan­nato dalla voragine su cui si proietta: "Ogni cosa esiste per il vuoto che la circonda", un vuoto che l'uomo non può fare a meno di esplorare: "Nessuno può non andare aldilà. E aldilà c'è un abisso".

Proprio ai limiti dell'abisso, però, si offre all'uomo la pos­sibilità di diventare attore sullo scenario difficile dell' esisten­za: "Percepiamo il vuoto, colmandolo". Per colmare il vuoto è necessario conoscerlo: "Ti spaventa il vuoto, e spalanchi gli occhi!". La conoscenza si costituisce seguendo percorsi che, uno dopo l'altro, aprono nuove prospettive: "Le cose, le une portano alle altre. Sono come cammini, e sono come cammi­ni che solo portano ad altri cammini". Si tratta di un itinera­rio senza interruzione, che non si conclude con la soddisfazio­ne di chi è ansioso di migliorare il proprio destino: "Nessuna sorte è migliore. Perché non c'è nessuna sorte che non vor­rebbe essere migliore". Bisogna, comunque, percorrerli que­sti cammini, perché procedere diritti senza esplorare gli abis­si fa avanzare verso l'annientamento di sé: "L'andare dritto accorcia le distanze, e anche la vita"; è la sorte prospettata al "pastore errante" leopardiano, che attraversa disillusioni e fatiche per, poi, raggiungere l'unico traguardo riservato ai viventi: le pareti scoscese dell'abisso, contenitore di morte53.

Altra possibilità di colmare il vuoto è data dall' aggregazio­ne, che sottraendo l'uomo alle paure esistenziali lo mantiene congiunto alla fonte dell' energia di tutta la specie e lo preser­va dallo svilimento individuale: "Chi rimane troppo a sé, si svilisce". Se non si perde di vista l'origine comune, si evita l'errore di credere che" L'anima di tutti è solo 1'anima di ciascuno", quindi nessuno cercherà di appropriarsene senza tener conto degli altri e specialmente disperdendo la cognizio­ne unitaria dell'esistenza. Una scarsa conoscenza della scatu­rigine originaria svia dagli obiettivi dell'umanità e chiude gli individui nella visione del proprio fragile destino, inducendo­li all'unione soltanto per la paura di restare isolati: "Il timore della separazione è tutto ciò che unisce". L'unione, invece, dovrebbe essere motivata dal conseguimento di mete elevate, consone alla dignità di esseri consapevoli, collegati alla vita cosmica54. …

 

53 Il concetto a cui si fa riferimento è espresso in uno degli Idilli di Giacomo Leopardi, "Il pastore errante"("abisso orrido, immens%v' ei precipitando/ il tutt'o­blìa").

54 Queste voci sono state interpretate tenendo presente la concezione buddista; cfr., infra, "L'unità del tutto" e "Il tempo".

 

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