Il  Centro di Cultura Popolare a CONFLENTI

 

Pasquale Paola 

 

(FOTO)

 

(CENTRI)

 

Nella primavera  del 1951  eravamo venuti a conoscenza che nel Meridione di Italia operavano già da tempo dei Centri di cultura popolare che facevano capo all’UNLA – Unione Nazionale per la lotta contro l’analfabetismo, con sede a Roma in via S. Prisca, 16 e che venivano istituiti dalla stessa Associazione.

I Centri erano rivolti alla popolazione adulta analfabeta in particolare, ma operavano anche a favore di tutta la popolazione con attività culturali ed anche assistenziali.

Alcuni giovani a quel tempo disoccupati, desiderosi di fare qualcosa , senza stare a guardare ciò che si faceva  negli altri paesi vicini,di cui tanto si parlava, decidemmo di rivolgerci all’Unla chiedendo  l’istituzione di un Centro di Cultura popolare anche  a  Conflenti -.

La risposta della Sede centrale dell’Unla non si fece attendere, anzi fu sollecita ed anche favorevole alla nostra richiesta,anche se specificava che ogni decisione definitiva sarebbe stata determinata dal risultato di un incontro diretto sul posto tra un loro ispettore nazionale con la comunità conflentese.

Eravamo convinti d avere ormai la situazione in pugno e di potere concretizzare finalmente il nostro più vivo desiderio che era quello di dare una mano alla nostra comunità per uscire dallo stato di desolazione e di diffidenza, che una guerra lunga e disastrosa ci aveva lasciato in eredità. Per avere un luogo come  punto di aggregazione e assieme crescere nella libertà e nella autonomia.

Per offrire un luogo diverso  dalle bettole, che in  quei tristi tempi erano abbondanti.

Là giovani e anziani consumavano le ore pomeridiane di ogni giorno giocando a carte tracannando i classici  boccali di vino, vino e gassosa o birra, giocando spesso a ‘ patrune e sutta’ , un gioco che molto di frequente  tra uno scherzo e l’altro si concludeva con l’uso delle mani.

In alternativa c’ erano i bar ove si oziava anche giocando a carte o raccontando le banalità della giornata,o seduti in fila davanti al bar a  squadrare i passanti, a far loro i conti in tasca,ad analizzare le passanti o  a farsi , insomma, gli affari degli altri. 

Caricatissimi come eravamo e ansiosi di raggiungere presto lo scopo non perdemmo tempo,  ma partimmo subito  ‘  in quarta ‘  .

Per centrare l’obiettivo progettammo di attivare le due strade maestre, una quella della classica raccomandazione, l’ altra quella della diplomazia.

Fui delegato per seguire e realizzare la via della raccomandazione.

Sapevamo che nella vicina Motta S. Lucia funzionava già un Centro di cultura popolare dell’ Unla di cui era dirigente la maestra donna Checchina Colosimo e che quest’ ultima aveva partecipato nell’anno 1947 nel Convegno che si era tenuto a Matera,  proprio dove si era costituita  l’Associazione Nazionale per la lotta contro l’analfabetismo.

Sapevamo anche che la maestra Colosimo aveva mantenuto buoni rapporti con il personale della Sede centrale di Roma.

Quindi una sua raccomandazione poteva rappresentare un importante spintarella di sostegno alla nostra speranza.

Ma come  raggiungere ed affrontare la donna Cecchina.

Io ero fornito , si ,  di un titolo di studio ma ero un illustre sconosciuto e come tale avrei avuto scarso successo, oppure una raccomandazione  ‘ placebo ‘  o  una di quelle che partono caldissime, ma che si raffreddano prima di mettere in moto il meccanismo del successo.

Per superare la difficoltà pensammo al reverendo don Riccardo Stranges, che non solo aveva ottimi rapporti di amicizia con donna Checchina, ma in quei tempi i preti contavano tanto nel contesto sociale, e poi don Riccardo  era uno dei pochi conflentesi che possedeva una macchina, anche se questa macchina era un vecchia topolino..

Don Riccardo  accettò di buon grado l’incombenza anzi ne fu felicissimo e cosi dopo aver concordato la data con la vecchia topolino raggiungemmo la nostra meta.

L’ incontro con donna Checchina fu cordialissimo.

Ci ricevette in un ampio salone con grande  vetrata.

Donna Checchina donna  aperta ed espansiva era già a conoscenza dello scopo della nostra visita.   Sapeva tutto e quindi assicurò il più caloroso impegno.

.Parlò poi del Centro di Motta S. Lucia di cui era tanto entusiasta e dei Centri in generale.     

Giudicò intelligente ed attuale la scelta che avevamo fatto e dopo ci congedammo con baci e abbracci ed un sincero : In bocca al lupo ‘ .

Assicuratici il buon ufficio di donna Checchina e  l’ aiuto  del parroco  don Riccardo,  che    godeva di grande rispetto e considerazione, il solito gruppetto  di insegnanti, disoccupati del tempo in cerca di prima occupazione e ,animati di buona volontà ed entusiasmo ci rimboccammo le maniche e decidemmo,come prima cosa, di andare a verificare direttamente e personalmente  sul ‘campo’ quali erano le  possibilità nostre e l’interesse  degli adulti di aprire un Centro  culturale in seno alla nostra comunità e se c’era la reale  disponibilità da parte degli stessi  a frequentarlo.

La risposta della popolazione fu incoraggiante, infatti in pochissimo tempo  raggiungemmo  il numero di quaranta adulti disposti a iscriversi e a frequentare il Centro.

Però risolti questi problemi senza tanta fatica, quindi apparentemente facili altri se ne presentavano più difficili e complessi, per esempio: dove riunirsi  e dove sedersi ?

Pensammo allora di rivolgerci al nostro Comune, retto in quel tempo da un commissario prefettizio a causa della caduta anticipata dell’ amministrazione comunista, per avere in uso un locale per    il funzionamento del  Centro di cultura popolare.

La risposta fu la seguente

 

“Prot. 1495    del 23/7/1951                 Al prof. Paola Pasquale      Conflenti

 

In relazione alla vostra richiesta, tendente ad ottenere da questo Comune un locale da adibire alla lotta contro l’analfabetismo, pienamente convinto della grande utilità che detta istituzione apporta alle frazioni di questo Comune,dove l’analfabetismo dilaga,sono lieto di potervi comunicare che questa Amministrazione vi concede temporaneamente il locale sito in via Marconi, n. 19, attualmente adibito a scuola.

Vogliate accettare il mio sentito plauso per la nobile iniziativa e gradite ossequi.

Il Commissario Prefettizio Comm. Giuseppe Folino.

La piena adesione dell’Amministrazione comunale al nostro progetto ci confortò molto e la gradimmo come  incitamento a  proseguire il  nostro lavoro.

L ’aula scolastica offertaci la utilizzammo per  i primi contatti   con gli iscritti, ma ci accorgemmo che era inadatta perché oltre ad avere uno spazio angusto la nostra presenza avrebbe potuto disturbare il regolare funzionamento delle lezioni giornaliere, per cui pensammo di adoperarci per reperire nel più breve tempo possibile locali più idonei,ma soprattutto indipendenti.

Il primo ottobre del 1951 il Centro di cultura popolare ebbe la sua prima Sede indipendente in un ampio locale più uno stanzino per le riunioni dei collaboratori.

Il contratto veniva firmato  in pari  data  e prevedeva:’ Il signor Tallarigo Francesco concede in fitto n. 2 stanze ed accesso poste in via Garibaldi al dirigente del Centro…Il signor Paola si impegna di pagare la somma annua di lire 20.000 per il fitto,più il consumo dell’energia elettrica della abitazione del Tallarigo…qualora una  ritiene di dover disdire…e’  tenuta ad avvisare l’altra con lettera racc. almeno un mese prima della disdetta. Il pagamento…in due rate uguali…la prima il 6 aprile 1952 e la seconda il 15 agosto 1952 ‘. 

 

 

Firmato: Tallarico Francesco

                                                                                                                        

 

 

 

Con la firma del contratto Tallarigo il Centro di cultura popolare aveva raggiunto un primo risultato  concreto, quello di avere una sede propria.

Questo consentiva agli adulti e ai collaboratori di incontrarsi a loro piacimento e in qualsiasi ora della giornata per discutere con spirito di collaborazione e tolleranza  i loro problemi quotidiani, i loro dubbi, le loro difficoltà, e come affrontarli e come possibilmente risolverli.

Arrivati a questo punto e per raggiungere il nostro obiettivo, che era quello di avere il Centro di cultura a Conflenti, ci incombeva il compito di organizzare  l’ incontro degli  adulti  con l’ Ispettore, poiché proprio la riuscita di tale incontro poteva assicurarne l’   istituzione  nel nostro paese.

Ce la  mettemmo  tutta  la nostra inventiva e  puntammo  in particolare il nostro

‘ asso di briscola ‘  sull’ entusiasmo.

Non ci sbagliammo.

Nel dicembre, in una serata dell’ultima decade del mese, arrivò al Centro il prof. Giuseppe Zanfini Ispettore Nazionale Unla:

Era accompagnato dal dr  Vittorio Chiodo,direttore del Circolo didattico di Soveria Mannelli, perché in quel tempo le scuole di Conflenti dipendevano proprio da  quel circolo.

Eravamo  presenti quella sera oltre trenta adulti e numerosi collaboratori. Tutti in piedi poiché non avevamo le sedie per sederci.

L’ Ispettore fu soddisfatto della presenza  di tanti adulti, conversò con loro, illustrò le finalità dell’ Ente e concluse il suo colloquio con parole di incoraggiamento a proseguire il lavoro intrapreso.

Assicurò il  sostegno morale e materiale da parte dell’UNLA e congratulandosi per il lavoro già iniziato con competenza e passione salutò tutti tra gli applausi dei presenti.

 

 Pasquale Paola

 

<<

Centro di Cultura per l’Educazione Permanente UNLA via Vittorio Butera 88040 Conflenti (CZ)

Tutti i diritti riservati UNLA Conflenti

Progettazione e Realizzazione Click

via Marconi 88040 Conflenti (CZ)

Per maggiori informazioni @