Giovanni Calipari

 

Pittore  Conflentese


Giovanni Calipari, nato a Conflenti il 10 gennaio 1932, è emigrato in giovane età nel nord Italia. Come succede a tanti emigrati, Calipari ha continuato a mantenere il legame con la terra d’origine, il cui paesaggio, affiorando nei suoi ricordi, è stato fonte d’ispirazione nell’opera “Casolari”. Con questo dipinto ha ottenuto la medaglia d'oro del club U.N.E.S.C.O. alla  IV^ mostra di pittura  ex-tempore  " città di Conflenti", avente come tema "Conflenti e l'emigrazione".
Rinunciando al fascino dell’ingenuità artistica che esprime l’eterna fanciullezza dello spirito, Calipari ha operato seguendo un’estetica di contenuto che manifesta la sua piena maturità nel rappresentare in immagini il pensiero e i sentimenti.

Poiché il mondo dell'arte è fatto dell'esperienza di cui si nutre il pensiero, l'artista è, nel suo essere, il mondo stesso nel quale si forma la sua personalità e del quale egli non può evadere. Per Giovanni Calipari l’esperienza è il mondo dell'emigrato che da anni vive il dramma della separazione  dalla propria terra, della vita alienante della città, dell'insistente richiamo dei sentimenti familiari. L'atto estetico  pertanto è per lui  il momento sopra-discorsivo del pensiero  in cui la sua mente si salva dall'aleatoria vita quotidiana. Come artista, egli intuisce la bellezza e la traduce nel personalissimo linguaggio della sua pittura per obiettivare, come altro da sé, quel travaglio di vita che, alla radici, è intimamente suo. In quanto atto del vissuto, che, anche se consumato nel silenzio della solitudine, si esprime in funzione dell’universalità umana e sociale, l'espressione artistica di G. Calipari si pone come  comunicazione. La sua pittura, al pari di ogni altro strumento mediale e della parola stessa, "parla" per esprimersi ed essere compresa, anzi si ha l’impressione che G. Calidari dipinga  per aprire un colloquio tra la sua anima e gli altri uomini o tra la sua anima e la natura. Ecco perché in “Casolari" sono idealmente presenti con infinite risonanze tutte le esperienze e i drammi degli emigrati conflentesi e l’incessante flusso delle migrazioni dal meridione. I casolari, ossia ‘e turre, nella mente dell'emigrato conflentese costituiscono il perenne richiamo alla giovinezza, una verità che rode nelle ossa; acuiscono l'amarezza del forzato distacco dalla propria terra  e dai propri cari; alimentano la nostalgia  di una vita fatta  di sinceri sentimenti e di genuini affetti. Per gente umiliata al Nord e all'estero, quelle rustiche mura screpolate, l'infinità spaziale  e la lievità  dei colori sono collegati al gusto di vivere e all’ansia di libertà.

di V.V. Dal Grandangolare del CCEP-UNLA di Conflenti

 

 

 

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