Il nostro dialetto a cura di Antonio Coltellaro

 

Chiunque può collaborare  a questa rubrica con suggerimenti, segnalando inesattezze, inviando materiale  vario concernente il dialetto (filastrocche, poesie, racconti). Il tutto può essere inviato alla mia e-mail: tnc@ciaoweb.it  oppure a quella  del Centro Unla.

 

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Gennaio 2007

 


Proverbi:

A jennaru puta  paru, ma ‘u veru  putazzu  è a ru mise e ‘ marzu..

Si può potare anche a gennaio, ma la vera potatura deve avvenire a marzo.

 

 A ra Cannilora d’u viernu simu  fore

 Alla  Candelora dall’inverno siamo fuori

 

Frevaru curtu e amaru, scurcia ri vecchi a ru fuocularu.

 

Parole:

 

Cannilora: Festa del 2 febbraio- Giorno  della benedizione delle  candele.

Etimologia : dal latino tardo candelorum per candelarum  ( giorno delle candele).

Caniglia: Crusca

Canigliata: Pastone, brodaglia .

Scifu : trogolo; scifo.

Dijuneddre: interiora di animali macellati.

Dijunare : digiunare

Corajisima : Quaresima

Carnalivara: Carnevale.

 


Consigli per le malattie:

 

Si i viermi vue cacciare

agliu e amente hai de stricare.

 

Amente:menta

 


Serenata cujjentara:

 

Jancu stu piettu tue,

Janche  ste minne,

Cchiù janche  d’a nive d’a montagna,

chine suca latte de ste minne

campa cumu Noè, novecient’anni.

 


Febbraio 2007


Rimedi medici “ cujjentaridi una volta :

·        ‘e ‘mpuddre ( foruncoli) niure se  sananu ccu nna corchia d’uva niura

‘mpassulata (passa).

 

·        Per le contusioni e slogature ( Quannu unu se scaddra  o se se scavaglia n’uossu):

         1) Levatina  ‘e farina ’e latte. 2) Pampine (foglie) ‘e ficu ‘nniane   cotte intra         ‘a cinnera cauda . 3)  Pampine ‘e  marva,  cotte.

 

·        Per le scottature (vrusciatine): 1) mele (miele)  supra ‘a parte vrusciata. 2) juri ’e sammucu.

 

·        Male ‘e capu:

·         1) se ligare a ra capu ‘nu pannu affusu d’acitu. 2)  mintere a ra frunte ‘na feddra (fetta) ‘e citruolu


La prova della lingua.

 

Tra Conflenti,  Motta e Martirano, c’è stato sempre un po’ di campanilismo. Tra i tre paesi  gli sfottò erano continui e ognuno di essi inventava e  raccontava sugli altri  storie inverosimili.

 Ad esempio : i martiranesi dicevano che i conflentesi  avessero steso, tra i due paesi,  uno o più lenzuoli per impedire che la luce del sole arrivasse sino a Martirano.

I mottesi sui conflentesi  raccontavano,  tra le altre, questa storia:

I conflentesi, non avendo un’immagine di Cristo in chiesa, si rivolsero ai mottesi perché, a pagamento,  gliela procurassero.  Questi dopo averne trovato una che, a loro dire, era miracolosa, la infilarono nel vuoto di una grossa  canna e invitarono i conflentesi  ad andarla a ritirare.  I mottesi avevano tappato la canna dalle  due estremità, ma prima di farlo avevano messo nell’interno un grillo.  I conflentesi andarono, pagarono e, contentissimi di avere infine l’immagine che desideravano,  rientrarono, a piedi, al paese.  Portavano la canna, con enorme precauzione, ma , avvertendo dei rumori nell’interno, quando furono a Marignano, non resistettero alla  loro curiosità e l’aprirono. Tolsero un tappo e il grillo  scappò. La cosa avvenne così rapidamente che essi non videro l’insetto scappare, ma avvertirono solo il fruscio di qualcosa che si allontanava. Pensarono che fosse Cristo che se ne andava  e, con un ultimo disperato tentativo  di trattenerlo, gridarono:

 “ Si tu si’ veru Diu, ti ‘nde vai ‘sta  costa costa e ti ‘nde vai alla ghiesa nostra”.

La storia potrebbe anche essere vera, però, a mio parere, bisognerebbe  invertire le parti tra mottesi e conflentesi  perché l’espressione succitata  non fa parte del dialetto di Conflenti. I conflentesi  avrebbero detto:

“ Si tu si’  veru Diu, ti ‘nne vai  sta costa costa, e ti ‘nne vai a  ra ghiesa nostra”.


Il nome di Visora tra magia  e religione.

La vera definizione della Madonna di Conflenti, conosciuta e venerata in gran parte dei paesi del Savuto  e del Reventino, è :  Maria SS. delle Grazie della Quercia di Visora.  La quercia è l’albero nel quale sarebbero avvenute diverse apparizioni; Visora è il nome della località dov’era  ubicata la quercia e dove è stato edificato  il Santuario. Il nome  del luogo, come riporta C. Montoro,[1]   risale a tempi antichissimi  e prima che vi sorgesse il Santuario designava “ un luogo oscuro … tristo e luttuoso” ;  un luogo di orrore  ricoperto da spessi alberi di castagne e di ghiande. Una descrizione che fa immediatamente pensare a un  luogo misterioso,  adatto per il  verificarsi  di fenomeni  trascendenti.  E in effetti  pare  che  il pianoro di Visora, prima ancora che si parlasse  del manifestarsi della Madonna, fosse stato il teatro di  numerose apparizioni  di figure femminili  d’incerta origine sovrannaturale. Tra esse prevaleva “una donna bellissima di forme e statura leggiadre “.  Difficile stabilire  se queste apparizioni fossero  reali o immaginarie. Quando una credenza è radicata nella cultura di un popolo, quella credenza diventa realtà. Fatto religioso o fatto  pagano?  A  Conflenti e nei paesi vicini  i confini tra religione e magia erano  e sono rimasti sempre  molto labili e spesso si accostano, si intrecciano, si sovrappongono   creando confusione tra l’una e l’altra.  Per lungo tempo si è parlato  di  apparizioni di fate, fantastiche, magare, pupeddre,[2]  poi  sempre più frequentemente di madonne. Non è possibile documentare se si trattasse delle une o delle altre. Esistono solo delle testimonianze, tramandate di  generazione in generazione ed ognuno di noi può propendere, secondo le proprie convinzioni, per l’una o l’altra versione. Comunque, vere o presunte che fossero queste apparizioni, la loro fama si sparse nei dintorni   richiamando  nel paese folle sempre più numerose. Sorse anche l’abitudine di svolgere  particolari riti magici  nell’interno del bosco  di Visora.  La Chiesa, naturalmente, vide con diffidenza questi avvenimenti e  inizialmente cercò di confutarli; pose vari divieti tra cui  quello di utilizzare  erbe, rami, cortecce di alberi della zona; poi  stabilì l’abbattimento degli stessi, compresa la quercia dove erano avvenuti e continuavano ad avvenire, a detta della gente, gli eventi sovrannaturali. Infine preoccupata per i possibili risvolti ereticali del fenomeno  arrivò al riconoscimento  del carattere sacro delle visioni, all’autorizzazione dei riti religiosi e alla concessione della costruzione sul luogo di un  tempio. Ciò avvenne nel 1579 e fu soprattutto opera del vescovo Pierbenedetti di Martirano, sotto la cui giurisdizione si trovava Conflenti.

  Per quanto riguarda il nome Visora, la sua nascita potrebbe collegarsi alle apparizioni avvenute prima del sec. XVI cioè  prima ancora che si verificassero quelle  riconosciute dalla Chiesa.  Il termine di origine  è  il latino  visus –us (4^ decl.) di genere maschile,  che tra i suoi vari significati ha anche quelli di visione e di apparizione.  Ma  perché Visora  nell’uso plurale? Per spiegare la sua trasformazione da visus  a Visora  bisogna   fare riferimento agli  studi  di alcuni linguisti (particolarmente il Rohlfs)  che analizzano  la nascita  di diversi termini in  - ora, -ura, -ara presenti all’epoca  e in gran parte caduti in disuso in tempi posteriori. Alcuni  di essi si sono formati  direttamente dal neutro latino:  corpora (i corpi) o tempora (tempi).  Anche pecora ad esempio non è altro che il plurale di pecus, ridiventato poi singolare. In diverse regioni, compresa la Calabria, l’antica esistenza della desinenza –ora è testimoniata dal toponimo Càmpora. Altri termini invece hanno avuto questa trasformazione, pur essendo maschili, per analogia al neutro latino durante il periodo del latino volgare. Quest’espansione analogica data dal IV- V sec. e si diffonde un po’ dappertutto in Italia.  In  quei tempi troviamo ad esempio, in  Toscana:  pratora, logora, latora, boscora, nodora.  In Campania akora (aghi).  In Calabria compare soprattutto il plurale in – ura: ortura, nidura, nudura,  crivura.  Accanto ad essi  potrebbe essersi generato il termine Visora,  come plurale di visus. Il termine, essendo di uso poco comune   non ha poi subito alcuna  trasformazione. Da notare che tutti questi termini, maschili al singolare, diventano  femminili al plurale. In dialetto ad esempio abbiamo: u nudu, ‘e nudura; l’acu, l’acura; u nidu, e nidura.

 

Antonio Coltellaro

Bibliografia:

Faeta  F. - Questioni Italiane- Bollati-Boringhieri

Montoro C. –Sacre Memorie - La Modernissima 1981 (Riedizione).

Rohlfs G. – Grammatica storica della lingua e dei  suoi dialetti. Morfologia- Einaudi

 

L’articolo è stato pubblicato nel numero  di agosto 2006 de “Il Temesino” e in “Calabria Letteraria”.


 

[1] C. Montoro- Sacre Memorie- la Modernissima 1981

[2] Tra le une e le altre esistono molte differenze sia per l’aspetto, sia per il luogo d’apparizione, sia per il comportamento.

 


 

Pass Word

 

Si racconta che, tra Motta S. Lucia  e Conflenti,  un mottese avesse costruito un ponte  e avesse l’intenzione  di far pagare il passaggio  soltanto ai conflentesi; il suo procedimento  per capire la provenienza  era di  chiedere al viandante  dove volesse andare; se quello rispondeva : “ a la Motta” o “ a li Cujjienti” significava ch’era di Motta e passava gratis; se invece rispondeva “ a ra Motta “  o “ a ri Cujjienti” era chiaro ch’era di Conflenti e doveva pagare.

 

  ( da La lingua di Vittorio Butera  di Antonio Coltellaro)

Filastrocca paesana

 

  Canta, canta piecuraru

Ch’è benuta primavera

A ra faccia de jennaru

Chi faciu chira nivera.


 

Espressioni  cujjentare (o cujjintare)  ricordate da Beppe Cerra ( nato  a Nicastro e  di origine conflentese da parte della madre):

 

 

Ammazzare  ‘a fame  (mangiare qualcosa in attesa  del pasto. Sinonimo : spizzicare).

 

Conzare a tavola:  Apparecchiare.

 

Niesci tu , mussu cunnutu, ca trasu iu sarda  salata.

 

Indica il passaggio  da Carnevale a Quaresima.

 

Cunnire : condire.  Dal lat Condire

 

 Corajisima  : Quaresima . Dal lat. tardo  Quadragesima.

 

Fare ‘a menzalora  cchiù tunnizza.

Esagerare nelle cose. Pretendere di più  di quello che si può ottenere.

 

Criscimunnu : crescenza. Periodo dello sviluppo.

 

‘nu guagliune a ru criscimunnu : un ragazzo nel periodo dello sviluppo.

 

 


 

Marzo 2007

 


 

 

Proverbi di Marzo

 

Si  a marzu  ‘un marzija, ‘u massaru ‘un palija.

 

Marzu, marzicchiu,   ‘nu pocu chiove  e ‘nu pocu assulicchia.

 


 

Variazioni sul nome.

 

Il 19 marzo è  san  Giuseppe. Auguri a tutti i conflentesi che portano questo nome.

Una volta il nome era diffuso.  Oggi si sente in giro, ma molto meno rispetto al passato.

In dialetto il  nome ha diversi varianti.

Per gli uomini abbiamo: Giuseppe, Peppe, Peppinu, Pinu, Pinuzzu, Peppinuzzu, Pepparieddru, Peppinieddru.

 Per le donne: Giuseppina,  Peppina ( o Pippina), Pina, Pinuzza, Peppineddra ( o Pippineddra). Peppinuzza (o Pippinuzza).

 

 


 

‘Nimali

‘Na vota  mienzu  ‘a  via  c’eranu  tanti  ‘nimali: cani, gatti, puorci, ciucci, ‘ncuna crapa  e puru  vacche.   C’eranu   zancari ‘e tutti  i lati e,  cchiù de tuttu,  gaddrinazze.

All’umbrilijata,  tutti ‘i ‘nimali , suli suli, se ricoglienu  a re case o a ri catuoji.

Ppe’ fare trasire  ‘e gaddrine c’era ‘nu grubbu vicinu ‘a porta.  Trasienu e s’ammasunavanu  a ru gaddrinaru.

Ppe ri chiamare c’eranu tanti modi:

 A ru cane  se dicìa : tte ccà!  

A re gaddrine  : Curi, curi … .!

A ri puorci: pitari,  pitari…!

A ri ciucci: Arri! Arri!

Nimali

Ppe’ chiamare i cani se dice puru: cucci,cucci.

Ppe’ chiamare ‘e capre : viri, viri.

 

 


 

Epressioni paesane:

 

Cardare lane e scarminare pili : Occuparsi degli affari altrui.

Un te ‘ncarricare! : Non preoccuparti!

A ‘nn’accurenza : In caso di bisogno.

Te fazzu ‘nu pristignu!  Ti do una lezione.

‘Na lapristunata : Una mascalzonata.

Pigliare na cosa ‘e piettu : Decidere fermamente.

 

 


 

Storie di paese.

 

‘ngratitudine

 

 Ieri matina  a ‘na  casa de Pumetta

È morta  vecchia e sula   Maria ‘e Betta

A ru luttu ‘un c’era mancu ‘nu cristianu

Sulu  ‘u prievite ccu ru sacristanu.

Quattru parole ditte a ‘na volata

Nu paru d’ure e l’anu cruovicata.

E penzare ca quann’era guagliune

A chira casa  arrieti a ru cavune

Ogni sira vidie na prucessione

Quasi  foramu stati a ra stazione.

‘U miedicu,’u forgiaru, ‘u quadararu

venienu tutti a chillu focularu

e ra bon’anima senza distinzione

dunava a tutti amure ccu passione.

A gente jia, venia e prumentia

‘nu saccu ‘e cose ed illa ce cridia.

Ma  sulu mo ch’è morta s’è addunata

Quantu ‘a gente  è fauza e ‘nteressata.

 

 

                                                      Antonio Coltellaro

 


 

 

Variazioni sul nome.

 

Il due d’aprile  è San Francesco ( San ‘mpranciscu).

Quest’anno si celebra il quinto  centenario della morte del santo. A Paola  sono previsti grandi festeggiamenti. 

Ricordiamo che  la biografia  più dettagliata    del santo è stata  scritta da un conflentese:

Vita di San Francesco da Paola di  Padre  G.M. Roberti.

 

 

Francesco era ed è un nome piuttosto comune  a Conflenti, sia per gli uomini che per le donne.

Oltre a Franciscu (cs Frangiscu) e Francisca (cs Frangisca)  esistono, in dialetto, numerose varianti :

per gli uomini:  Francu,  Francarieddru. Ciccu, Cicciu, Cicciarieddru, Franciscuzzu (o Frangiscuzzu)

per le donne:   Frangischina (o Francischina), Cicchina, Ciccuzza, Franciscuzza ( o Frangiscuzza). Franca, Franchina.

 

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Cujjintari e  Mmuttisi

 

Mentre i muttisi

Su’ tant’aggisi,

I cujjintari

Su’ bbatulari.

                             Vittorio Butera

 

 


 

Aprile 2007

  


Pasqua e dintorni.

 ( Hanno collaborato, nel fornire notizie, Gildo Rubino, Raffaelina Caruso e Pino Cerra)

 

‘a duminica de ’e parme

Proverbio:

Parma chiuvusa, gregna gravusa

 Se  piove il giorno delle palme, il raccolto delle messi è abbondante.

 

 Si andava  in chiesa con enormi rami d’ulivo per farli benedire. I rami erano addobbati con fiori (viole)  e dolci (soprattutto caramelle). Qualcuno metteva anche  taralli e nastri colorati.

 

  A ra ghiesa se facia ‘u summurcu  (Santo  Sepolcro)

 

Durante gli ultimi giorni  della settimana santa (da giovedì a sabato mattina),  periodo che a Conflenti veniva chiamato: ‘e quarant’ure , le campane restavano mute  e per annunziare  le funzioni religiose  si passava nelle vie  agitando  ‘a  truoccula  (strumento in legno con   quattro cerchi di ferro nell’interno che  produce  un suono crepitante. In italiano: crepitacolo o battola)

 

  Nello stesso periodo si usava ‘a  griddrera  o sonatocca.  In italiano: raganella (strumento di legno  formato da un parallelepipedo fornito di una linguetta elastica e girevole attorno a un manico terminante in una rotella  dentata che, facendo saltellare la linguetta, produce un suono crepitante  (Gabrielli- Dizionario  della lingua italiana- Signorelli.).

 

 A Conflenti  si usava  come materiale la canna e, per  fare la ruota  dentata,  “’na rocchetta”.  Di solito questi strumenti li facevano i falegnami, ma molti ragazzi erano abili a costruirseli da soli.

 

Scalasciu

Quando le campane annunciavano la resurrezione di Cristo, si faceva un gran fracasso picchiando   con le mani o  con bastoni contro imposte di porte e finestre e sui mobili. Veniva gridata e ripetuta la frase : surici a mare, surici a mare.

 

I dolci pasquali tipici erano : ‘e cuzzupe e i fraguni.

Le  cuzzupe sono dei  pani dolci lunghi o a corona, recanti nel mezzo un uovo.

L’uovo,  che si inserisce nella pasta  del pane, deve essere già sodo.

Il dolce poteva essere mangiato  solo dopo che le campane  suonavano “ a grolia”.

 

‘u fragune   viene fatto con pasta  normale (senza uova) e messo nel forno  dopo aver inserito: ricotta, tuma e petrusinu.

 

I piatti pasquali variavano secondo le possibilità delle famiglie :  “pasta china, maccarruni, tagliarini, crapiettu,  agnieddru ecc” . Un piatto molto comune  e tradizionale  era  ‘a frittata ccu sazizza.

  

 

Buona Pasqua !

 


 

Nomi del mese

 

 ‘nzermu : Anselmo

 A Conflenti  erano in pochi a portare questo nome.

 

Caterina

Nome molto comune. Generalmente per questo nome non venivano usati i diminutivi.

Quasi inesistente a Conflenti il diminutivo Rina  in  uso altri paesi.

Per  distinguere le varie Caterina   si  usavano i soprannomi e, tra le tante,  a Conflenti c’erano:

 

Caterina  ‘a mulinara.

Caterina   ‘a  jazzarota.

Caterina  ‘a  peddricchia.

Caterina   chiviririddra.

 

 


 Filastrocche paesane

 

Madonna mia de ‘u ritu

Mannamilu nu bbuonu maritu

Mannamilu  jancu e russu

Jancu russu e culuritu.

 

 

 Cariola scinne e  bbola

 Cate dugnu  pane ed ova

 

 

 Vocaboli ed espressioni

 

Ciutijare (cs ciotijare) = scherzare, prendere in giro.

 

Piddrizzune (cs Peddrizzune) :straccione

 

Cuoriu: cuoio, pelle.

 

A mie ‘un m’è nente: con me non ha legami di parentela.

 

ncunu juornu de chissi : uno di questi giorni

 

amminazzare  :minacciare.


 

Maggio  2007

maju (dal  latino majus)


Proverbi del mese :

Maju friscu  e vagnatu, giuva a ra vigna  e a ru pratu.

Quannu maju è uortulanu, assai paglia e pocu granu.

 

Mise d’’e rose e d’’i  ciucci (gli asini vanno in calore).

‘na vota, a maju,  s’accatavanu ‘e lattuche a l’uortu ‘e Stiddri.


 Santi del mese:

Santu Nicola  (250 ca-326 ca)

San Pasquale

Santa Rita

 

 San Nicola è il santo patrono di Conflenti  Superiore.  La sua festa  si celebra generalmente  il 6 dicembre (giorno della morte del santo), ma a  Conflenti,  così come a Bari,  ricorre in maggio per ricordare  il trafugamento  delle spoglie, avvenuto in Asia Minore,  il 9 maggio  1087 da parte di marinai baresi.

La chiesa di S. Nicola è la più antica  del luogo e ad essa fa riferimento il  più antico documento del paese  (XV secolo). Oggi  è diroccata; il campanile  e i  soffitti sono sfondati;  pioggia e vento vi  entrano liberamente  da ogni lato  provocando danni sempre maggiori. L’incuria  degli uomini ha causato più danni di quanti ne hanno prodotto  i terremoti nei secoli  precedenti.

La statua del santo si trova attualmente  a ra Madonna ‘u ritu  e viene portata  in processione la seconda domenica del mese.

Il giorno  della festa  ccu  re cavarizze viene fatto il sorteggio di quadri e statuine.

I dolci tipici di questo periodo sono  i cuddruriaddri e i suspiri.

La  festa di San Nicola  è la più importante di Conflenti Superiore.

L’urtima simana prima d’a festa  venia ‘nu monacu  ppe’ cumpessare  e predicare.   

‘a  duminica  c’era ra fera, chi se facìa  ‘u putighinu appenninu. C’eranu bancareddre ccu juochi, panname,  grispeddrre  e mastazzola.

A ri guagliuni se facìa  ‘a fera.

Dopu menzijuornu  se facianu i juochi: ‘e pignate, ‘u palu ( d’a cuccagna) e  ‘u pallone (tra i più bravi a farlo:  Lissandru Paula, Ardu Rasu, Corradu Porchia)


Variazioni sul nome.

 Il nome Nicola, in varie forme,  era diffusissimo  a Conflenti .

Per gli uomini:

 Nicolinu, Colinu,  Cola, Linu.

 

 Per le donne :

Nicoletta,  Nicolina, Lina.

 

Per distinguere i vari Nicola, Nicolina, Lina si usavano soprannomi, patronimici  e matronimici.

Così, ad esempio, avevamo:

Nicola ‘a specchia.

Nicola ‘e Palinu.

Nicola ‘e Polina.

Nicola ‘u conamu.

Nicolina ‘a ‘mparinata.

Nicola ‘e Peppe.

Nicolinu  ‘u  purzianu.

Nicola ‘e Maria  ‘e dompilice.

Nicola ‘u nivaru.

Nicola ‘u talianu.

 

Nicola Butera  è stato sindaco di Conflenti  verso la fine degli anni quaranta a capo di un’amministrazione di sinistra.

 

A Conflenti  con il nome  di Santu Nicola si indica anche:

*la coccinella.

*la  zona intorno alla chiesa e gli orti circostanti.

 

 Anche Pasquale  è un nome diffusissimo nel paese e, particolarmente, nelle campagne circostanti..

 

Tra le sue variazioni :

Per gli uomini: Pasqualinu, Linu

Per le donne : Pasqualina, Lina.

 

Auguri al  prof. Pasquale Paola  che  ha diretto per oltre cinquant’anni  il Centro di Cultura Popolare.

Il  “centro”, come comunemente veniva chiamato dalla gente,  ha avuto il merito, con l’istituzione  di corsi popolari  per gli adulti, di ridurre  di molto l’analfabetismo nelle nostre zone.  E’ stato anche per lungo tempo, sia per  la presenza  di una ricca biblioteca  sia per lo svolgimento di attività culturali,  un punto di riferimento importante  per gli intellettuali del luogo. Inoltre con la distribuzione, subito  dopo la Seconda  Guerra Mondiale e per diversi anni,  di prodotti alimentari (formaggio, olio, latte in polvere) e  capi di abbigliamento in ottimo stato,  ha contribuito moltissimo ad alleviare le difficoltà  dei conflentesi. 

 E’ stato  anche un punto d’incontro per i giovani del paese  che hanno, grazie al suo aiuto,  avviato  varie attività. Tra esse: la formazione  del gruppo sportivo  di Tennis da tavolo  “  Grandangolare”  che ha ottenuto e continua ad ottenere buoni risultati in campo nazionale;  la creazione  di un giornale locale : “ Grandangolare”;  l’istituzione di una delle prime radio private.

La sua storia è legata  a quella  del paese degli ultimi  sessant’anni.

Rita, nel paese,   è un nome poco diffuso.


Vocaboli ed espressioni:

 

Cavarizze: bussolotti  cilindrici, cavi  nell’interno, in cui venivano inseriti  foglietti con i nomi dei partecipanti all’estrazione.

Cuddrura : focaccia  di forma circolare.

Cuddrurieddru: dolce tipico conflentese di forma  circolare, ricoperto di glassa

(naspru).

Suspiri: dolci di pan di  spagna, di forma cilindrica con crema e glassa.

Fera: mercato.  Regalo.

Madonna ‘u ritu:Madonna di Loreto

Putighinu: tabacchino

 

   
 

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