La lingua di Vittorio Butera
 


 

Conflenti e la “conflentesità”, un binomio inscindibile che trova una salda àncora nella volontà dei conflentesi di mantenere intatta la propria cultura, le proprie tradizioni, le proprie origini.

Arte culinaria, feste popolari, artigianato locale, dialetto: una continua ricerca della propria identità che ha fatto registrare in paese un sempre costante rinnovamento dei valori tipici di questa terra. E grazie al coinvolgimento di più istituzioni e associazioni, con la partecipazione attiva di gran parte della popolazione la “conflentesità” è ancora viva, persino nelle giovani generazioni.

Negli ultimi anni grazie alla preziosa opera di storici e studiosi, si è assistito alla riscoperta di alcuni illustri conflentesi che hanno trovato fortuna all’estero – su tutti Antonio Porchia, emigrato in Argentina e autore di alcuni aforismi poi raccolti nell’opera “Pillole di Saggezza” – e alla pubblicazione di alcuni libri sulla vita e le opere del conflentese Vittorio Butera, conosciuto non solo in Calabria per la sua poesia dialettale.

L’ultima fatica – in ordine di tempo – è quella di Antonio Cortellaro, dal titolo “La lingua di Vittorio Butera. Studio linguistico sulla sua poesia e sul suo dialetto” edito nel 2006 da Calabria Letteraria Editrice. Un testo piacevole e particolarmente ben curato con il quale l’autore si prefigge uno scopo ben preciso: “conoscere il nostro dialetto per ritrovare le nostre radici”, sia quelle conflentesi che quelle calabresi.

Cortellaro, nato a Conflenti e laureato in Lingue e Letterature straniere, ha alle sue spalle una lunga carriera da insegnante sia in Francia che nel Nord Italia. In passato ha pubblicato altri testi su Conflenti: “Novecento conflentese” e “L’antichi dicianu”.

Nel suo ultimo libro, l’intenzione è preservare il dialetto dai “potenti colpi inferti dai mezzi di comunicazione di massa” che stanno cambiando e facendo scomparire questa lingua.

“Cercare di frenare questa trasformazione è impossibile – dice l’autore – si può, però, cercare di salvare il salvabile”. E da questo nobile intento ecco scaturire quello che può essere definito il “manifesto della lingua conflentese”. Un testo strutturato in più capitoli che, dalle caratteristiche fonetiche ai nomi, dai pronomi agli avverbi, rintraccia in maniera esaustiva le caratteristiche principali del dialetto conflentese, muovendo dagli scritti del poeta Butera.

“Uno studio serio e approfondito che certamente sarà di grande utilità per quanto vorranno approfondire la conoscenza del nostro dialetto”, questo il commento di Corrado Porchia, dirigente del Centro di Cultura per l’Educazione Permanente di Conflenti, che con la sua Associazione, da decenni, persegue l’obiettivo di valorizzare storia, usi e costumi della vita della realtà locale. Proprio il Centro di Cultura ha progettato la pubblicazione di una serie di queste intese a studiare e salvaguardare il patrimonio culturale locale; lo studio di Cortellaro è il primo, fondamentale, tassello di questo progetto.




 


 

PUBBLICATO IL 05/03/2007 - FONTE ilquotidianodellacalabria.it

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