E’ nato un centro studi dedicato a Vittorio Butera


 

CONFLENTI - Sino alla prima metà del ‘900, il dialetto è stato lo strumento di comunicazione condiviso dall’intera popolazione di ogni paese, cosicché gli strati sociali elevati si distinguevano per il tenore di vita dalla classi povere ma non per il linguaggio. Con la dissoluzione del mondo preindustriale e i primi fenomeni del mutamento sociale, i dialetti sono stati sempre più marginalizzati a vantaggio della lingua nazionale. Numerosi fattori hanno indotto al progressivo abbandono del dialetto, non ultimo, per la gente del sud, il desiderio di rimozione di un passato di subordinazione e di fame. Linguaggi esclusivi sviluppatisi in questa regione, come il grecanico, indebolendosi con i flussi migratori del secondo ‘900, hanno privato il territorio dei suoni che nel corso dei secoli avevano arricchito l’armonia sonora della natura e degli strumenti musicali. In una società che volge alla formazione di stati sopranazionali e all’uniformità anglofoba, sembra opportuno porsi non solo la salvaguardia dei linguaggi e delle variegate culture regionali ma persino la conservazione delle lingue nazionali.

La riflessione sul ruolo dei dialetti, sulle culture a cui sono connessi e sulla storia nel cui corso si sono costituiti, nasce da un intervento del dottor Antonio Barbato, che, durante una manifestazione del Circolo Unione di Catanzaro, ha affermato la necessità di uscire dagli schemi attribuiti alla cultura calabrese, conosciuta sulla falsariga di un giudizio di P.P. Pasolini dal solo aspetto del fatalismo e della rassegnazione. Questo presupposto, afferma Barbato, va sostituito con un’immagine altra della Calabria: quella propositiva che guarda al futuro mantenendo la propria memoria, quella di una Calabria che si rinnova senza dimenticare le sue peculiarità anzi traendo da esse la sua linfa. Non si tratta del mero orgoglio della propria cultura e del proprio linguaggio ma di un progetto ambizioso che, partendo dal recupero linguistico attraverso i suoi poeti e i suoi ricercatori, mira alla ricostruzione della storia demo-antropologica del territorio regionale, incominciando dai luoghi di Vittorio Butera, ossia dal territorio del Reventino e del medio Tirreno lamentino fino alla città di Catanzaro. Per effettuare questa operazione, che deve portare alla fondazione di un centro multimediale dei dialetti (un vero e proprio museo dei suoni e delle culture locali), si è costituito il “Centro Studi Vittorio Butera”, il cui presidente, il dottor Barbato, propone il coordinamento delle associazioni che si occupano di dialetto affinché operando in sinergia sia possibile conseguire l’obiettivo in modo più organico e più celere.



 

PUBBLICATO IL 03/11/2006 - FONTE Calabria Ora

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